Questa è una costola. Di una più grande (car)cassa.
guatato *loading* fiàte
Torno a casa la sera e, di solito, sono un po' stanco. Ho voglia di staccare la spina fino al giorno dopo.
Accendo la televisione.
Vedo gente che balla. E' gente che dicono essere famosa, i loro nomi dovrebbero dirmi qualcosa, dovrebbero parlarmi dello spettacolo, del divertimento. Gente che sorride sempre. Film in cui il cattivo è proprio cattivo, e il buono vince mentre il cattivo muore. Voglio dire: muore veramente male, perde la vita in modo terribile e doloroso, violento. Poi c'è gente che racconta la storia della propria vita e vuole riabbracciare il fratello proprio davanti alle telecamere, al presentatore e al pubblico che applaude ride e piange, ma il fratello, a volte, è uno che non perdona. E il pubblico fischia. E ci sono i processi, i medici che si innamorano, le interviste ad altre persone famose, oppure alle stesse persone famose che ballano, non ricordo più, le confondo fra loro, le storie dei poliziotti, i giochi a premi, i cantanti, i politici, le telefonate e la fortuna e tutto è così colorato e così vivo.
Sembra che tutti si stiano divertendo, anche quelli che fanno i cattivi che muoiono male.
Tutti si divertono per il mio divertimento, per la mia distrazione.
Mi rendo conto che da quando ho acceso la televisione non sto pensando. E tutto continua a essere grigio intorno a me, così morto.
Il primo colpo, secco, è alla testa. Secco, repertino, improvviso. Violentissimo: il mazzuolo di legno che stringo fra le mani si scheggia. A questo punto i successivi colpi non sarebbero necessari, eppure colpisco ancora e ancora, fino a ridurre tutto a una schifezza di sangue sul terreno. Le macchie nere sui suoi vestiti e sui miei si allargano e si moltiplicano.
E' sangue questo? E' sangue?
Ho la nausea.
E vedo che la gente si saluta, si stringe la mano, si lecca a vicenda.
Vedo anche i loro teschi sotto le maschere di pelle morta e sorridente. Puzzano di cadavere, mentre ci raccontano le cose alla televisione. Non so più dove sia la dignità, la coerenza. I loro teschi, sotto le maschere di pelle, parlano per loro, e raccontano penose storie.
Nella (car)cassa, oggi ho trovato un passo di danza. Non avevo idea di cosa fosse finché le prime, tripartite note non si sono sparse sul palmo della mia mano.