Questa è una costola. Di una più grande (car)cassa.
guatato *loading* fiàte
Torno a casa la sera e, di solito, sono un po' stanco. Ho voglia di staccare la spina fino al giorno dopo.
Accendo la televisione.
Vedo gente che balla. E' gente che dicono essere famosa, i loro nomi dovrebbero dirmi qualcosa, dovrebbero parlarmi dello spettacolo, del divertimento. Gente che sorride sempre. Film in cui il cattivo è proprio cattivo, e il buono vince mentre il cattivo muore. Voglio dire: muore veramente male, perde la vita in modo terribile e doloroso, violento. Poi c'è gente che racconta la storia della propria vita e vuole riabbracciare il fratello proprio davanti alle telecamere, al presentatore e al pubblico che applaude ride e piange, ma il fratello, a volte, è uno che non perdona. E il pubblico fischia. E ci sono i processi, i medici che si innamorano, le interviste ad altre persone famose, oppure alle stesse persone famose che ballano, non ricordo più, le confondo fra loro, le storie dei poliziotti, i giochi a premi, i cantanti, i politici, le telefonate e la fortuna e tutto è così colorato e così vivo.
Sembra che tutti si stiano divertendo, anche quelli che fanno i cattivi che muoiono male.
Tutti si divertono per il mio divertimento, per la mia distrazione.
Mi rendo conto che da quando ho acceso la televisione non sto pensando. E tutto continua a essere grigio intorno a me, così morto.
Questo non è il tempo dei fiori, delle farfalle e del calore.
Questo è il tempo del freddo, della lentezza.
Ho fatto mia la freddezza e la durezza del ghiaccio.
L'anello che portavo al dito si è consumato a tal punto che si è rotto. Con lui si è rotto qualcosa anche dentro il mio silenzio.