Questa è una costola. Di una più grande (car)cassa.
guatato *loading* fiàte
Può essere banale il dolore del distacco? I sorrisi intorno a me non aiutano. Anzi: approfondiscono le ferite aperte.
Il cielo di Querétaro è un azzurro delirio. Non esiste altro che io possa desiderare: vedere quel cielo riflesso nei suoi occhi.
C'è la scelta: è tra ciò che ritengo essere il bene e ciò che ritengo essere il male. Vorrei smettere di scegliere il male ma non è facile.
Taccio con piacere, ultimamente. Mi piace ascoltare.
Ho una casa, nella mia mente. C'è tutto: anticamera, soggiorno, cucina, sala da pranzo, studio, biblioteca, bagno e un piccolo ripostiglio.
E poi c'è anche la camera da letto.
Quando torno a casa, stanco, cucino qualcosa di povero, freddo e leggero. Mangio in silenzio e solitudine. Poi colgo un libro nella biblioteca, come un fiore da un prato. Mentre leggo, un bicchiere di porto mi fa compagnia. Dopo un po', inevitabilmente, il sonno prende il sopravvento sui miei occhi. E' allora che mi trascino in camera da letto. E' allora che mi sprofondo tra le lenzuola. E' allora che mi assopisco, libero.
E' allora che apro gli occhi, perché è mattino, nella casa fuori dalla mia mente.
Correre e correre e correre a perdifiato nel prato. A perdifiato. E il petto mi farà male, tanto batterà sotto la camicia sciupata.
Ripartire. Ripartire sempre. Da zero. Da se stessi. E non mi stanco mai.
Va bene, strappa da me ciò che è tuo, e abbandonami sul marciapiede, se ne hai coraggio.
Nella (car)cassa, oggi ho trovato un passo di danza. Non avevo idea di cosa fosse finché le prime, tripartite note non si sono sparse sul palmo della mia mano.